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Zanchi Antonio
Diogene,
1675 – 1699

olio su tela
cm 119 x 105

collocazione:
Palazzo del Monte di Pietà, Padova

proprietà:
Fondazione Cariparo

Diogene di Zanchi Antonio

In cammino, alla ricerca. Si aggira per le vie di Atene in pieno giorno con una lanterna accesa in mano e grida “Cerco l’uomo”. Non è pazzo, è il filosofo Diogene, nato a Sinope nel 412 a.C, sulle sponde del Mar Nero, nell’attuale Turchia.

Ispirato dal chiaroscuro corposo e violento, attratto dalla luce e dai suoi effetti, così come indicano le esperienze e le influenze pittoriche dell’epoca, l’artista Antonio Zanchi dipinge il filosofo secondo l’iconografia tradizionale: un uomo anziano e barbuto, seminudo e a mezzobusto, con a fianco il suo mantello scuro e ruvido. Diogene emerge dal fondo buio con la lanterna in una mano, simbolo di illuminazione delle menti dalle tenebre dell’ignoranza, mentre nell’altra regge un fascicolo di fogli, custodi di sapienza. Su un lato del dipinto si affastellano nell’oscurità altre figure maschili, alcune sono appena abbozzate, e sembra che emergano a fatica dal fondo nero, come a significare lo sforzo e la difficoltà di far prevalere la forza della verità sull’ambiguità delle tenebre.

Immagini di uomini o anime tormentate? È l’umanità perduta senza la luce della conoscenza, in cerca di una guida che la liberi dall’ignoranza e dall’errore. In primo piano si affaccia una civetta, simbolo di saggezza ancestrale e di sapienza, così come la tradizione ci indica per i suoi occhi e il suo becco che richiamano la grafia della lettera φ (phi), dell’alfabeto greco, iniziale delle parole filosofia e sezione aurea. Bellezza e armonia, quindi, amore per la conoscenza e per la ricerca. Nell’ampio significato della parola ricerca, un posto è riservato all’indagine sul valore dell’essere e dell’esistenza umana.

Diogene, attraverso la filosofia, cerca un uomo che viva secondo la sua vera natura, una natura che non sia repressa dalle convenzioni sociali, dalle esteriorità, dalle regole e che non sia schiavo della fortuna e delle bizzarrie della sorte. Dell’uomo egli cerca la vera e pura origine. Solo così si può raggiungere la serenità dell’esistenza. È per questo allora, che la ricerca umana non conosce fine?