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Crali Tullio
Città futurista, 1939

olio su tela
cm 44,2 x 63,7

collocazione:
Palazzo Cassa di Risparmio, Trieste

proprietà:
Fondazione CR di Trieste

 

Città futurista di Crali Tullio

Tullio Crali ci racconta di essersi avvicinato al futurismo all’età di quindici anni quando vendeva i testi scolastici per comperare i libri di Marinetti, di Boccioni e i Manifesti del Futurismo. Già nel 1928, dopo il trasferimento con la famiglia a Gorizia, frequentando il campo di aviazione e affascinato dalla traversata dell’Atlantico di Charles Augustus Lindbergh, la passione per il volo entra nella sua pittura e la determina strutturalmente.

Il giovane Crali sceglie così di abbandonare definitivamente i retaggi surrealisti e si dedica all’aeropittura, affascinato e consapevole del cambiamento avvenuto nella mostra di aeropittura a cura dei futuristi che si tiene nel febbraio 1931 a Roma. Ed è sulla scorta dei suoi studi sui temi futuristi e sui disegni dell’architetto visionario Antonio Sant’Elia che elabora un suo personale linguaggio architettonico futurista: la città come luogo privilegiato della velocità, del movimento, la forza prorompente della modernità; forme stilizzate di edifici simili all’edilizia industriale. Le città futuriste quindi sono visionarie e verticali, collegate dalle comunicazioni aeree dei veicoli aerodinamici, del dominio tecnologico dell’uomo su cielo, terra e mare, dove l’edificio si fa città e infrastruttura, fabbrica e centrale energetica.

La città di Crali si svolge davanti ai nostri occhi come se la stessimo osservando in una quinta teatrale: curve e rette si alternano agli archi che nei diversi piani e nelle differenti profondità ci portano ad alzare lo sguardo e a notare l’areostato che sorvola tra le cime dei palazzi sullo sfondo di cieli e di luci. L’opera condensa tutta la teoria futurista di città, dai treni sbuffanti ad aerei che sorvegliano le metropoli, alle incurvature anti-vento (ideate dall’artista stesso in alcuni disegni) e ai grattacieli avveniristici. È la città ultramoderna, visionaria e titanica, con i rimandi all’architettura di Sant’Elia e con uno sguardo ai paesaggi cubisti di Delaunay.

L’opera di Crali è priva di presenza umana, pullula di rumori, di edifici svettanti e di macchine roboanti, ma non ci sono le persone. Ma se le città sono tali perché rappresentano l’identità di chi li abita, ci piace credere che la città futurista di Crali, in assenza di umanità è nient’altro che un progetto per una città ideale, senza incoerenze sociali, né divisioni strutturali, una città finalmente inclusiva e vivibile da tutti, una città in attesa di essere popolata dalla sua comunità.