Bocchi Amedeo
Viaggio di un’anima (studio),1927
olio su tela
cm 108×73
collocazione: Palazzo Sanvitale (Museo Bocchi), Parma
proprietà: Fondazionte Monte di Parma
Viaggio di un’anima
Ma le mie urla/feriscono/come fulmini/la campana fioca/del cielo/Sprofondano/Impaurite (“Solitudine” di Giuseppe Ungaretti, 1917). La rappresentazione artistica di un’emozione o di un sentimento non è sempre esplicita. E non è detto che quando lo sia, risulti essere poi così efficace. Il linguaggio delle arti visive ha diverse possibilità di espressione e può scegliere di affidarsi anche solo alla gestualità del corpo, occultando veicoli di espressività evidenti, come quelle del volto o degli occhi. L’intensità del dolore espressa con le sole braccia alzate e la testa incassata nelle spalle della Maddalena di schiena nella Crocifissione di Masaccio, ne è un esempio.
Nato a Parma, Amedeo Bocchi studia alla Scuola Libera del Nudo dell’Accademia di Belle Arti di Roma, ma pur entrando in contatto con l’ambiente artistico della capitale, intraprende una strada autonoma dedicandosi principalmente alla pittura di impegno sociale e ai ritratti. Bocchi è un artista dotato fin da giovanissimo di un’eccellente tecnica nel disegno e le sue opere sono permeate da una vena di intimo lirismo, accomunate dalla costante ricerca della bellezza, laddove la pittura è lo strumento atto a rivelare i segreti dell’anima e l’essenza delle cose.
Al centro della immagine una donna vestita di nero è seduta accovacciata a terra, si nasconde con il capo reclinato fra le braccia ed è appoggiata sulle sue ginocchia. Il volto celato al nostro sguardo è chiuso in un abbraccio serrato, quasi a difendersi dal dolore e dalla sua stessa ansia. La donna è sola con la sua angoscia. Piegata su stessa sotto il peso della sua pena, si nasconde prostrata dalla sofferenza. Così l’artista con pochi tratti riesce ad essere incisivo e toccante: l’immagine senza volto è risolta in una posa contratta, contenuta quasi in un cerchio, una macchia di colore nero che trasmette, attraverso l’intensità cromatica e l’incisività del segno, il senso di isolamento e di desolazione. Anche la natura attorno manifesta il suo rifiuto: paesaggio scarno e spoglio, tutto è senza vita, tutto è desolazione e solitudine, l’indifferenza del resto del mondo. Ma il senso di isolamento, l’emarginazione, il malessere psicologico sono fenomeni che non possono essere lasciati solo a carico di chi li subisce. Sono elementi che hanno forti implicazioni sociali. Riguardano tutti. Come costruire, allora, una comunità capace di intervenire senza lasciare solo nessuno?