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Dudreville Leonardo
Amore: discorso primo, 1924

olio su tela
cm 266 x 364

collocazione:
Ca de Sass, Milano

proprietà:
Fondazione Cariplo

Amore discorso primo di Leonardo Dudreville

È l’amore il tema che lega assieme le scene dipinte con personaggi di ogni età. Leonardo Dudreville rappresenta il sentimento in una visione multipla, scandendo lo spazio pittorico in riquadri distinti, come in un antico polittico. Da sapiente illustratore padroneggia la narrazione tramite la resa dettagliata delle figure, nella varietà e pluralità delle espressioni, degli atteggiamenti e delle reazioni emotive. La commedia dell’amore è ambientata in un fittizio palcoscenico. L’amore è il filo conduttore, ma diverse sono le reazioni per età, per ruolo, per stato sociale: l’amore famigliare, l’amore clandestino, adolescenziale, l’amore perduto o rubato, l’amore desiderato, inappagato o dimenticato.

Un dipinto dai molti risvolti, forse anche autobiografici – tra i personaggi ritrae in alto a sinistra sé stesso, suo padre mentre legge il giornale e inserisce il richiamo alla sua città natale con il “ferro della prua” della gondola in primo piano –, dove le immagini possono suggerire anche una lettura psicoanalitica e sociale. Ma la varietà delle reazioni emotive è il prodotto delle differenti generazioni che convivono nel dipinto? E, poi, è giusto parlare di diversità generazionale?

Il sociologo Karl Mannheim (Il problema delle generazioni, 1928) scrive: “(…) Non il fatto di essere nati nello stesso tempo cronologico, di essere diventati giovani, adulti e vecchi nello stesso tempo costituisce la collocazione comune nello spazio sociale, bensì la possibilità a esso legata di partecipare agli stessi avvenimenti e contenuti di vita e, soprattutto, di essere esposti alle stesse modalità di stratificazione della coscienza”. Quindi non le differenti generazioni, ma a formare la comunità, ad alimentare la coscienza civile è la consapevolezza degli individui, l’agire collettivo, la volontà di partecipazione ai “contenuti di vita”. Ha senso allora cristallizzare le generazioni, le differenti età, magari ponendole antiteticamente tra loro?