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Febbraio 2023

Varotari Alessandro Detto Padovanino
Europa e il toro, 1638 – 1640

olio su tela
cm 96 x 130

collocazione:
Palazzo Confalonieri – Centro Congressi Cariplo, Milano
proprietà:
Fondazione Cariplo

Europa e il Toro di Alessandro Varotari

Europa in principio era un mito. Il mito narra di una delle più celebri vicende amorose di Giove. Il re degli dei, invaghitosi della bella e giovane Europa, figlia del re di Tiro (Fenice o Agenore), si trasforma in un toro e, ingannando la fanciulla, la fa salire sul suo dorso per rapirla e portarla fino a Creta, dove, abbandonato l’aspetto animale, la seduce; dalla loro unione nascono tre figli, tra cui Minosse, il leggendario re dell’isola.

È Ovidio a raccontarci di Europa (Metamorfosi, libro II, vv. 835-875): Giove vista la giovane e prosperosa fanciulla, prese le sembianze del bellissimo e giovane toro, la raggiunge e si sdraia accanto a lei. Europa non ha paura e, anzi, lo adorna e gli cinge il capo di una corona di fiori e di un drappo celeste. “Nessuna minaccia in fronte, lo sguardo non fa paura, il muso è in pace. Lo contempla la figlia di Agenore, come è bello, e non minaccia battaglie; ma, per quanto mite, ha paura a toccarlo dapprima, poi gli si accosta e porge fiori davanti al candido muso”. In disparte rimangono le compagne che forse intimorite provano titubanti a offrire una corona di fiori. A sancire che si tratti di una scena amorosa è Cupido che munito di faretra e frecce anticipa l’epilogo della vicenda.

Dal mito poi sembra derivare l’assegnazione del continente. “Una parte del mondo/porterà il tuo nome” (Orazio, Odi III 27, vv. 75-76).Il nostro continente quindi avrebbe preso il nome da quella fanciulla, anche se tale opinione diffusa fra gli antichi, non riscontra pareri unanimi.

L’autore del dipinto che illustra l’incontro tra Europa e il toro è Alessandro Varotari, detto il Padovanino, che sceglie di rappresentare la parte del mito antecedente al Ratto. Il pittore interpreta in maniera personale il classicismo dei modelli veneti del Cinquecento: le figure femminili nitide e prosperose sono descritte da un cromatismo vivace e intenso, con particolare cura dei monili e del panneggio; esse occupano prepotentemente la scena in un’atmosfera quasi sospesa, priva di sentimenti e drammaticità.